Perché mi candido

Cari fiorentini,

Ho scelto di restituire alla mia città parte delle opportunità che mi ha donato perché sono incrollabilmente convinto di una verità: Firenze merita. Firenze merita un futuro all’altezza della sua storia, Firenze merita più di quello che ha avuto nel passato recente, Firenze merita il meglio.

Come me lo credono i tantissimi fiorentini che ho incontrato in questi mesi, la cui volontà di cambiamento è alla base del mio impegno civico.

Come me lo crede quel centrodestra quotidiano, plurale, diffuso, quel centrodestra di popolo che sente davvero la possibilità di una svolta, anche a Firenze.

Come me lo credono anche i partiti della coalizione, che hanno deciso di unirsi tutti attorno alla mia candidatura. Era il mio primo obiettivo, è un onore e una responsabilità che mi stimola ad impegnarmi al massimo per il futuro della nostra città.

L’identità di Firenze è di una completezza rara, e scaturisce dalla sintesi tra cultura della bellezza, cultura del lavoro e della cultura del volontariato. Una sintesi unica, perlomeno ai livelli dove i fiorentini l’hanno portata nella storia.

Il rischio è però quello di accomodarci sulla grandezza che è stata, cedendo alla tentazione di vivere di rendita.

Ecco, lo credo anzitutto da uomo d’azienda: vivere di rendita è un errore colossale, è già declino. Eppure, è questo che è successo negli ultimi anni, come è evidente a chiunque abbia vissuto fuori dalle stanze del potere fiorentino, sempre le solite, sempre le stesse, da troppo tempo.

Lì dentro, per occuparsi di altro, hanno dimenticato i due compiti fondamentali di un amministratore. Trovare soluzioni ai problemi dei cittadini e immaginare la città del domani.

La mera manutenzione da sola è un insulto a quel che Firenze rappresenta. E peraltro ormai non è nemmeno più garantita: a furia di usare la cartolina di Firenze per gratificare la propria vanità, chi l’ha governata ha abbandonato la Firenze concreta.

Non basta la città dei riflettori, dobbiamo prenderci cura della città dei lampioni, portare la luce dove c’è buio. Uscire dalla cartolina, riconquistare alla città le persone, le periferie e il suo centro storico, ripartire dai fondamentali. Restituire la sicurezza ai fiorentini, che non è uno slogan, ma la premessa della libertà e del benessere.

Firenze ha dei valori formidabili, penso al suo artigianato, penso alla sua industria della moda, penso al suo comparto tecnologico, penso al turismo di alto livello, che non riesce ancora ad attrarre interamente, non quanto meriterebbe. Firenze può e deve essere una grande culla di imprese, di tendenze, di eccellenze, come è sempre stata nei momenti migliori della sua storia.

Deve tornare ad esaltare la creatività e le capacità dei fiorentini. E deve tornare ad attrarre le migliori energie internazionali. Deve tornare ad essere una capitale del mondo.

L’esperienza della vita mi ha insegnato ad occuparmi delle persone, a immaginare progetti, ad attrarre investimenti. In una parola a realizzare il futuro.

Insieme possiamo e dobbiamo realizzare il futuro della nostra città. Firenze merita che ci proviamo, insieme.

Ubaldo Bocci